Nostro figlio ha un DDAI…

Perché dobbiamo venire in terapia anche noi?

…Una delle cose che più sorprende i genitori è quando spiego loro che il percorso terapeutico non prevede la presa in carico solo del figlio ma dell’intero nucleo familiare.

Con questa richiesta non si intende implicitamente colpevolizzare i genitori del disturbo che il figlio presenta, non solo perché il lavoro del terapeuta non consiste nell’individuare un “colpevole”, ma perché tra l’altro pare che le cause del DDAI siano prevalentemente di origine genetica. Il motivo della richiesta sta semplicemente nel fatto che il modo in cui il disturbo evolve dipende dall’ambiente in cui il bambino si trova. Senza volerlo i genitori possono mettere in atto dei comportamenti nei confronti del proprio figlio che vanno ad alimentare ed acutizzare il problema. Per cui imparare degli stili educativi adeguati può rivelarsi fondamentale per ridurre la gravità e l’intensità dei sintomi. Vediamo alcuni esempi.

I bambini con un Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività hanno difficoltà a regolare il proprio comportamento in maniera autonoma, per questo necessitano che i genitori li aiutino a fare ciò. In che modo possono farlo? Predisponendo un ambiente ben strutturato e prevedibile. Ciò potrà essere fatto stabilendo delle regole e delle routines all’interno del nucleo familiare. Le regole servono loro a sapere in anticipo quali azioni siano da considerarsi fuori dalle norme stabilite. Dovranno essere poche, brevi ed espresse in maniera chiara attraverso proposizioni positive anziché divieti (invece di “Quando si mangia non ci si deve alzare” meglio “Quando si mangia si sta seduti”), ma soprattutto dovranno essere rispettate in primis da noi adulti. Perché i bambini non seguono “chi predica bene e razzola male”, per dirla con un’espressione del linguaggio comune. Cerchiamo, inoltre, di abituarci a rinforzarli (con un “bravo!” o un piccolo premio) ogniqualvolta le rispettino, invece di rimproverarli o punirli quando non lo fanno o lo fanno in maniera non corretta.

Oltre alle regole sarà utile instaurare delle routines sia giornaliere che settimanali (es. sveglia alle 7; colazione 7.30; da lunedì al venerdì la mattina si va a scuola; il martedì e il giovedì pomeriggio corso di chitarra ecc.) che li aiuteranno a tenere ben a mente i propri impegni e a pianificare in maniera più adeguata i propri tempi. Facciamo attenzione, però, a non caricarli di troppi impegni, che non fanno altro che attivarli e confonderli ancora di più. Concediamo loro del tempo libero, ovvero un tempo in cui riposarsi e fare ciò che desiderano.

Regole e routines andranno stabilite tutti insieme e magari riportate su un cartellone colorato da appendere alla parete. È più facile che i nostri bambini seguano delle regole alla cui definizione abbiano partecipato e di cui, soprattutto, abbiano compreso il significato e l’utilità.

Avendo difficoltà nel controllare il proprio comportamento, per i bambini con DDAI sarà, inoltre, fondamentale ricevere dei feedback sulla correttezza del proprio agire. È preferibile che tali feedback vengano dati man mano che procedono nello svolgimento di un compito anziché a compito terminato. Dare loro il feedback a compito terminato, infatti, rischia di scoraggiarli nel caso avessero sbagliato nell’eseguirlo perché si troverebbero a dover correggere l’intero compito invece che una parte. Ricordiamoci che qualora sbaglino qualcosa o non rispettino una regola è fondamentale fornire loro indicazioni precise su cosa e come debbano farlo.

Questi sono alcuni degli aspetti che è importante che i genitori imparino a gestire per poter essere di reale aiuto ai loro bambini. Ecco perché il lavoro sul bambino non può prescindere da quello fatto con i genitori ma neanche con la scuola. Argomento che approfondiremo in un altro articolo del blog.

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