Disturbo specifico dell’apprendimento o dell’insegnamento?

Da  8 anni che lavoro in questo campo mi rendo sempre più conto che se non si va ad agire sul sistema scolastico non si potrà arrivare ad una vera integrazione degli studenti con DSA.

Il PDP (Piano Didattico Personalizzato) è sicuramente uno strumento indispensabile, ma se non è accompagnato da un metodo di insegnamento che segua criteri ben precisi non si rivela veramente utile.

Ogni scuola dovrebbe aprire le porte a professionisti esperti in questo settore che possano supportare gli insegnanti in questo lavoro, e istruirli su quale sia la metodologia da adottare.

Tale metodologia si basa, a mio avviso, su 5 parole chiave:

  1. Frammentazione;
  2. Organizzazione;
  3. Pianificazione;
  4. Gradualità;
  5. Prevedibilità;

Vediamo nel dettaglio ciascuna di queste voci:

  1. Frammentazione della mole di lavoro. Avendo problemi nella cosiddetta “memoria di lavoro” (che è quel sistema di memoria nel quale manteniamo e manipoliamo le informazioni per brevi periodi di tempo), negli studenti con DSA tendono a crearsi fenomeni di “interferenza” tra le informazioni, soprattutto tra quelle simili tra loro (es. equazioni di primo grado e equazioni di secondo grado; prima e seconda guerra mondiale). Da ciò la necessità di suddividere gli argomenti da studiare e su cui essere interrogati;
  2. Organizzazione dei contenuti da studiare e dei materiali: per quanto riguarda il primo punto (organizzazione dei contenuti) può essere utile creare tabelle, schemi e mappe concettuali personalizzate, alla cui creazione contribuisca lo studente in prima persona, affinché le senta proprie e sappia come utilizzarle. Riguardo il secondo punto, sarà buona norma, per esempio, aiutarli ad ordinare gli schemi in cartelline con relative etichette (una delle cose che mi capita più di frequente è che perdano le mappe concettuali che prepariamo);
  3. Gradualità negli apprendimenti. Per es. se non si consolidano i concetti delle singole operazioni è inutile avventurarsi nelle espressioni;
  4. Pianificazione delle cose da fare e dei tempi di svolgimento; pianificazione delle interrogazioni;
  5. Prevedibilità: Per es. devono sapere quando essere interrogati e su cosa. È necessario che gli argomenti siano concordati nello specifico e siano della stessa tipologia di quelli su cui ci si è esercitati a casa.

Una delle voci del PDP che risponde maggiormente a questi 5 criteri è quella delle interrogazioni programmate (sia per quanto riguarda i tempi che i contenuti), spesso contestate dai docenti. Quello che mi preme di far capire loro è che non si tratta di un “privilegio” ma di uno strumento indispensabile per gli studenti con DSA (come possono essere gli occhiali per un miope) per vari motivi:

  1. Permettono loro di organizzarsi lo studio, non sovraccaricandosi di lavoro, e dunque, di dosare le proprie energie mentali (ricordiamoci che tendono a stancarsi più rapidamente degli altri);
  2. Riducono l’ansia, perché sanno cosa li aspetta e hanno modo di prepararsi con più serenità;
  3. Riducono i fenomeni di interferenza tra le informazioni.

Al di là delle misure compensative e dispensative previste dal PDP, l’aspetto più importante per ottenere risultati soddisfacenti è l’attiva collaborazione tra lo studente, la famiglia, la scuola e i professionisti che lo seguono. Ognuno dovrebbe capire che riveste un ruolo indispensabile che non può essere sottovalutato. Talvolta tra i tutor che seguono i ragazzi a casa e gli insegnanti si crea una sorta di competizione che è solo nociva per lo studente. I tutor dell’apprendimento possono essere un utile “strumento” per gli insegnanti, con i quali lavorare per un fine comune: far si che lo studente apprenda ma soprattutto non perda il piacere di apprendere.



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